Il termine biofeedback (BFB) si riferisce a teorie e tecniche che utilizzano strumenti atti a rilevare e rendere percepibile al paziente funzioni fisiologiche involontarie, sulla base di studi iniziati nel 1985 da Tarchanoff sul controllo volontario del cronotropismo cardiaco. La premessa concettuale, su cui si fondano i sistemi di biofeedback computerizzato, è che una funzione inconscia (feedback) può essere controllata se opportunamente evidenziata a livello cosciente mediante i nformazioni appropriate (monitoraggio).

I principali impieghi del biofeedback nella patologia gastrointestinale sono:

  • condizionamento dello sfintere esofageo inferiore
  • trattamento dell’incontinenza anale mediante il controllo dei riflessi colosfinterici e l’incremento del tono sfinterico
  • stipsi funzionale
  • controllo degli spasmi funzionali nella sindrome dell’intestino irritabile.

INCONTINENZA ANALE

L’incontinenza anale viene definita come la situazione in cui, per diversi motivi, il paziente non è in grado di contenere l’aria o le feci ed incorre in episodi di perdita totale o parziale.

Tra le cause di incontinenza anale si citano:

  • il deficit dello sfintere anale interno e/o esterno
  • la compromissione della sensibilità dell’ampolla rettale
  • l’alterata compliance dell’ampolla rettale da cause flogistiche primarie o secondarie o da interventi chirurgici, con perdita dell’elasticità dell’ampolla stessa con conseg uente compromissione della capacità di adattamento ricettivo.
  • le alterazioni morfofunzionali dell’angolo ano-rettale, come nella sindrome del perineo discendente.

Gli obiettivi principali della rieducazione mediante biofeedback sono:

  1. il ripristino o il miglioramento della sensibilità dell’ampolla rettale attraverso l’applicazione di stimoli endoluminali ripetuti con volumi progressivamente decrescenti
  2. il ripristino o il miglioramento della performance dell’apparato sfinteriale mediante contrazioni volontarie dello sfintere anale esterno con visualizzazione della pressione del canale anale.

Le indicazioni specifiche al trattamento risultano essere l’incontinenza iatrogena, senile, da lesione nervosa periferica e nei casi pediatrici in età scolare. Risultati meno incoraggianti sono ottenuti nei pazienti con lesioni neurologiche centrali.

STIPSI CRONICA FUNZIONALE

Sul piano fisiopatologico la stipsi corrisponde ad un ritardo dell’evacuazione associato ad una disidratazione con la conseguente emissione di feci indurite; sul piano clinico la dizione può assumere significati diversi in termini di numero delle evacuazioni, volume e consistenza delle feci, difficoltà di espulsione, sensazione di evacuazione incompleta.

Oltre a questi elementi è necessario tenere in considerazione la soggettività del paziente, le peculiarità socio-razziali, l’età e il sesso, che incidono profondamente nel definire il range di normalità.

In considerazione dell’ampia gamma di quadri patologici digestivi o extradigestivi, che possono essere all’origine del sintomo stipsi, appare chiaro che patologie organiche non traggono beneficio dal trattamento a differenza di quelle funzionali.

Le situazioni trattabili mediante l’applicazione del BFB sono:

  1. la mancata percezione degli stimoli volumetrici endocolici in particolare a livello del colon sinistro e dell’ampolla rettale
  2. il mancato sinergismo funzionale con assenza di rilasciamento sfinterico.

Gli obiettivi principali della rieducazione mediante biofeedback sono:

  • il riconoscimento dello stimolo evacuativo
  • la rieducazione dello sfintere anale esterno.

TECNICA E METODICA

Si utilizza una sonda dotata di un pallone insufflabile, che permette di applicare stimoli volumetrici a livello dell’ampolla rettale, collegata ad uno strumento che permette la visualizzazione della pressione del canale anale mediante una scala luminosa o un beeper acustico. L’ambiente in cui si svolge la seduta deve essere confortevole e privo di stimoli esterni al fine di raggiungere il rilassamento psicofisico e la concentrazione necessari; è necessario, inoltre, che si stabilisca un ottimale rapporto di fiducia e di collaborazione con il trainer. La sedute riabilitative vanno eseguite circa due volte/settimana con durata di circa 20-30 minuti ognuna: in media sono necessarie 2-3 sedute per ottenere un rapido miglioramento della soglia di sensibilità agli stimoli; 8-10 per incrementare la prestazione del muscolo sfintere esterno.

Poiché i risultati ottenuti possono decadere con il tempo, è consigliabile praticare due-quattro sedute di consolidamento ogni quattro-cinque mesi.