La colonscopia virtuale e’ una tecnica radiologica non invasiva descritta per la prima volta nel 1994 che permette di visualizzare l’intero colon tramite l’esecuzione di una TAC dell’addome dopo insufflazione di aria nell’intestino.

La colonscopia virtuale consente di visualizzare la superficie del colon secondo una prospettiva molto simile a quella di un’ipotetica visione umana dall’interno della cavità. In altre parole la colonscopia virtuale è una procedura endoscopica simulata al computer derivata da immagini di tomografia computerizzata (TAC). Il rapido progresso della tecnologia informatica e lo sviluppo di nuove apparecchiature diagnostiche quali la TC spirale hanno consentito, nello studio degli organi cavi, l’applicazione dell’endoscopia virtuale alla pratica clinica.

La colonscopia virtuale e in grado di riconoscere i polipi intestinali in quanto essi, sporgendo all’interno del lume, determinano una circoscritta alterazione del profilo dell’organo che viene riconosciuto alla visione endoscopica simulata. Anche il carcinoma del colon può essere riconosciuto in genere come ispessimento concentrico della parete che può determinare una strozzatura del lume.

Da quanto riferito in letteratura la colonscopia virtuale e in grado di riconoscere oltre il 90% dei polipi con diametro eguale o superiore ai 10 mm. Per quanto riguarda i polipi più piccoli, meno rilevanti dal punto di vista clinico perche raramente soggetti a degenerazione neoplastica, la percentuale di identificazione è inferiore. I risultati ottenuti fino ad ora sono promettenti.

Allo stato attuale la metodica può essere considerata di scelta, in alternativa al clisma a doppio contrasto, per pazienti con colonscopia incompleta, con tumore colico occlusivo, per pazienti anziani e per soggetti in cui le condizioni cliniche non permettano l’esecuzione di una procedura invasiva come la colonscopia convenzionale. Sono in corso altresì studi multicentrici al fine di valutare l’effettiva efficacia della metodica nella prevenzione del tumore del colon. Il soggetto può essere sottoposto all’esame solo dopo aver ottenuto un’adeguata pulizia dell’intestino (leggi la preparazione). Il paziente viene quindi fatto accomodare sul lettino della sala TAC e attraverso il retto viene introdotta una sonda rettale a palloncino collegata ad una pompetta. Si tratta di una sonda di piccole dimensioni, di solito un catetere tipo Foley.
Con meccanismo manuale viene quindi insufflata aria fino a quando il soggetto inizia a riferire tensione addominale (generalmente dopo 1.500 ml di aria insufflata).
Lo scopo è quello di distendere il colon per poter individuare delle anomalie di parete. Prima di eseguire un’indagine TAC è possibile valutare con una radiografia preliminare il corretto grado di distensione. Vengono quindi acquisite scansioni, a respiro trattenuto della durata media di 10-20 sec, sia in posizione supina sia in posizione prona. L’utilizzo di entrambi i decubiti permette di ottenere una differente disposizione dell’aria nei vari segmenti intestinali, una ridistribuzione nelle sedi declivi del contenuto fluido e la mobilizzazione di eventuali residui fecali solidi. La somministrazione di mezzo di contrasto endovenoso viene impiegata qualora venga richiesta una valutazione preoperatoria di tumori stenosanti del colon retto, in pazienti con precedente storia di patologia oncologica ed in qualche caso per migliorare la confidenza diagnostica nel caso di preparazione inadeguata.

Le immagini ottenute, da 300 a 600 per ogni paziente, sono inviate ad una “stazione di lavoro” dotata di un programma software per le ricostruzioni in tre dimensioni dei dati TAC e di un programma specifico per l’endoscopia virtuale. Quest’ultimo permette di visualizzare le superfici delle cavità del corpo secondo una prospettiva molto simile a quella di un’ipotetica visone umana dall’interno di una cavità.

Rispetto alla colonscopia reale la coloscopia virtuale ha alcuni vantaggi.
Trattandosi di un viaggio virtuale non sarà necessario inserire una sonda per tutta la lunghezza del colon, manovra spesso dolorosa e mal tollerata dal paziente al punto tale che frequentemente e richiesta la sedazione o l’anestesia generale. L’esame richiede unicamente il posizionamento di una piccola sonda a livello dell’ampolla rettale. Un secondo vantaggio della colonscopia virtuale e la possibilità di vedere anche i restanti organi dell’addome e quindi di individuare eventuali alterazioni patologiche extracoloniche. I limiti dell’esame sono l’esposizione alle radiazioni ionizzanti, peraltro in quantita nettamente inferiore rispetto alle dosi massime consentite dalle attuali direttive europee, e l’impossibilita di asportare i polipi individuati. In altre parole il riscontro di un polipo alla colonscopia virtuale richiede l’esecuzione di una colonscopia reale per la sua asportazione.

Risultati. Dal 1994 ad oggi sono stati pubblicati numerosi studi per verificare la capacità della colonscopia virtuale nell’identificare polipi del colon. Da un’ analisi eseguita su tutti questi lavori risulta che la colonscopia virtuale consente di identificare l’85% dei polipi con diametro superiore ai 9 mm, il 60% dei polipi di dimensioni comprese tra i 6 e i 9 mm e 48% di quelli più piccoli di 6 mm. Da questi dati si evince che l’esame è in grado di identificare la maggior parte dei polipi più grandi che sono quelli più a rischio di diventare tumori maligni. La colonscopia virtuale è per contro meno specifica e sensibile nell’identificare quelli più piccoli, che però con minore probabilità evolvono in lesioni maligne. Al momento attuale peraltro, proprio per questi suoi limiti, la colonscopia virtuale non può essere considerata un alternativa alla colonscopia convenzionale, mentre lo è per il clisma opaco in quanto si è dimostrata molto più accurata di quest’ultimo nell’identificare polipi o lesioni del colon. Rispetto alla colonscopia convenzionale la colonscopia virtuale è più tollerata ed è meno invasiva: in letteratura sono descritti solo cinque casi di perforazione, ma in pazienti fragili con tumore stenosante o affetti da malattia infiammatoria intestinale in fase di attività. Proprio per questa sua migliore tollerabilità e minima invasività l’esame si è dimostrato una valida alternativa nei pazienti per i quali l’esecuzione di una colonscopia convenzionale sarebbe troppo rischiosa o per la presenza di grave diverticolite o in quei soggetti cosiddetti “fragili” perché anziani od affetti da gravi patologie cardiopolmonari o coagulopatie.

Potrebbe inoltre in futuro rappresentare una procedura diagnostica da applicare nella prevenzione del tumore del colon in quei soggetti che non hanno sintomi.