Questa metodica diagnostica, introdotta da Wild e Reid nel 1952 ha trovato nella stadiazione del cancro del retto medio-basso il primo campo di applicazione, permettendo di evidenziare i vari strati della parete del viscere ltre che i linfonodi contenuti nel tessuto adiposo perirettale.

Solo successivamente questa metodica ha trovato applicazione nella valutazione dell’anatomia delle strutture del pavimento pelvico e delle sue alterazioni e dei processi suppurativi anali e perianali. La metodica è tuttora poco diffusa in quanto richiede l’uso di una sonda appositamente costruita per l’esame . Il “training” dell’esecutore dell’esame non è immediato.

La sonda (meccanica a cristallo rotante o elettronica) fornisce una scansione radiale a 360° e permette, senza uso di radiazioni, con minimo fastidio per il Paziente e con costi accettabili, di ottenere immagini assai dettagliate degli sfinteri e della parete rettale.
La combinazione dell’ultrasonografia con una diagnostica endoluminale che consente il contatto del trasduttore stesso con la parete del viscere da studiare ha rivoluzionato lo studio morfologico delle strutture del pavimento pelvico, prime tra tutte la valutazione degli sfinteri e della parete rettale, aprendo nuove prospettive e ulteriori potenzialità di inquadramento fisiopatologico (ad es. nell’incontinenza anale) oltre che di diagnostica scarsamente invasiva, con elevata sensibilità e specificità.

La metodica che si avvale di sonde rotanti permette di studiare i diversi tessuti e strutture che costituiscono il pavimento pelvico, in particolare il complesso sfinteriale e trova le sue indicazioni principali nella stadiazione delle neoplasie del retto basso e del canale anale e nella loro ristadiazione dopo chemio-radioterapia preoperatorie. Nella dimostrazione dei processi suppurativi quali ascessi o fistole, sia anali che perianali.

La valutazione dell’apparato sfinteriale nell’incontinenza anale idiopatica e traumatica, nella valutazione preoperatorie dell’integrità sfinterica nei pazienti che si avviano a interventi di chirurgia proctologica o del pavimento pelvico oltre i casi di altre patologie funzionali come la valutazione dei pazienti con defecazione ostruita rappresentano le principali alterazioni funzionali di studio dell’ecografia transanale.

Rappresenta, inoltre, un indispensabile strumento diagnostico nelle neoplasie del retto. La validità e utilità di tale metodica di studio è confermata anche da studi di moti autori che hanno dimostrato come la valutazione ultrasonografica nelle neoplasie del retto permetta non solo di valutare la lesione della parete rettale ma, con le opportune frequenze, di poter definire la presenza di linfonodi con caratteristiche metastatiche nel tessuto perirettale e nel mesoretto, con accuratezza che varia da 82 a 88% circa a seconda degli studi presi in esame.

Nelle neoplasie del canale anale l’ecografia riveste un ruolo nella diagnosi e stadiazione delle lesioni, nella sorveglianza dei pazienti che sono stati trattati conservativamente (radio-chemioterapia), serve a porre le indicazioni per il trattamento chirurgico più opportuno.

Un particolare ruolo dell’ecografia è quello riservato alla documentazione dei pazienti che sviluppano recidive locali (sia da neoplasie del retto che dell’ano) dopo chirurgia radicale. Pur essendo un indagine di indubbia utilità anche in questo particolare caso, molta attenzione va posta nell’interpretazione dei risultati dato che nei pazienti già sottoposti a chirurgia l’anatomia risulta in larga parte sovvertita, rendendo non agevole il riconoscimento dei normali riferimenti ecografici.

Nella diagnostica delle fistole l’ecografia ha dimostrato di essere, in mani di operatori dedicati a tale metodica e con discreta esperienza, altamente affidabile, soprattutto se associata all’uso del contrasto mediante iniezione con H2O2 che consente una precisa visualizzazione dei tragitti fistolosi, anche nel caso di co-presenza di tramiti secondari. In questo caso l’ecografia transanale permette non solo di individuare il decorso del tramite ed il suo rapporto con gli sfinteri, di vitale importanza per la decisione del programma chirurgico ma consente altresì di individuare in una percentuale elevata di casi la comunicazione col canale anale differenziando così le fistole anali da quelle perianali..

Nella valutazione dei difetti sfinterici è possibile apprezzare lesioni, disomogeneità, alterazioni strutturali o anche franche interruzioni. Con particolare riferimento all’incontinenza anale, l’analisi ecografica riesce localizzare la presenza di lesioni isolate a carico dello sfintere anale esterno e/o interno, permettendo di misurarne l’estensione in gradi e di differenziarle da immagini di disomogeneità.

Nelle lesioni da parto l’entità del trauma è tale da determinare un’interruzione di ambedue gli sfinteri. Tale rilievo appare particolarmente importante nella programmazione chirurgica non solo coloproctologica ma anche ginecologica, in particolare nel caso di interventi per via vaginale.

Nelle forme di incontinenza iatrogena dopo chirurgia proctologica è più frequente riscontrare una lesione isolata di un solo sfintere.

In conclusione l’ecografia transrettale, esame di costo medio-elevato, è uno strumento conoscitivo indispensabile nella diagnostica delle patologie retto-anali.