Il tempo di transito intestinale può essere definito come il tempo necessario ad un indicatore ( marker ) per passare attraverso il tubo digerente. Scopo dell’esame è di evidenziare la durata del transito intestinale oro-anale, che generalmente varia da 2 a 5 giorni in soggetti con assunzione adeguata di scorie e di liquidi La tecnica più utilizzata consiste nel far ingerire al paziente dei markers radio-opachi, innocui per la salute.

In genere si chiede al paziente di assumere 10 pillole radiopache ogni giorno, per 10 giorni, sempre alla stessa ora (preferibilmente alle ore 20), durante il pasto, mescolandole con il cibo. Durante il periodo di assunzione dei marcatori il paziente dovrà seguire alcune regole.

La dieta deve contenere, oltre alla frutta e verdura abituale, una dose standard di scorie indigeribili. Per quanto possibile si devono mantenere le consuete abitudini di vita.

Non devono assolutamente essere assunti lassativi, né introdotte supposte, né eseguiti clisteri o autodilatazioni anali fino al completamento dell’esame con la radiografia.

Il paziente non deve essere sottoposto ad altri esami radiologici con mezzo di contrasto.

Non dovranno essere assunti farmaci stiptizzanti (per es. oppiacei come codeina, morfina, difenossilato, antistaminici, anticolinergici). Compatibilmente con le condizioni cliniche del paziente sarebbe opportuno sospendere gli antidepressivi e le benzodiazepine. In genere, è preferibile che l’esame si svolga al di fuori del periodo mestruale.

Il percorso dei marcatori viene seguito tramite l’esecuzione, ad opportuni intervalli, di radiografie dirette dell’addome che consentono uno studio contemporaneo dei tempi e delle modalità del transito. L’esame viene eseguito mediante ingestione di indicatori radiopachi in una sola volta e il paziente si sottopone ad una radiografia diretta dell’addome dopo cinque giorni; un normale transito prevede l’espulsione di almeno l’ 70 -80 % degli indicatori al quinto giorno mentre una ritenzione di più del 20% degli indicatori e indice di un transito rallentato. Il tempo di transito oro-anale, corrispondente all’evacuazione del 90% degli indicatori somministrati, nella popolazione di controllo italiana è < 72 ore. Un quadro di stipsi con rallentato transito e costituito dalla dischezia o stipsi rettale in cui gli indicatori progrediscono normalmente lungo il colon ma poi si fermano nel retto. Questa situazione si osserva nel megacolon congenito, nella stipsi idiopatica del bambino, negli anziani con fecalomi, nel megaretto e nei pazienti con dissinergia del pavimento pelvico.

In alcuni centri, invece, si preferisce eseguire un unico controllo radiologico al 11° giorno. Anche in questi casi, per una corretta interpretazione dell’esame il Radiologo dovrà contare il numero dei marcatori radiopachi ed indicare quanti ne siano rimasti rispettivamente: 1) nel colon destro fino a metà trasverso, 2) nel colon sinistro da metà trasverso al sigma, 3) nel retto.

Recentemente, lo studio del tempo di transito intestinale è stato effettuato anche utilizzando la metodica scintigrafica. Il problema principale per lo studio in modo fisiologico del transito colico è posto dalla frammentazione e dalla dispersione che gli ingesti digeribili subiscono durante il transito gastrointestinale, con conseguenti difficoltà tecniche connesse all’utilizzo di marker ad essi legati. Proprio la capacità di verificare la dismissione intracolica ad esempio di un farmaco entero-protetto rappresenta una delle principali possibili applicazioni di questa tecnica, che attualmente non può essere proposta come routine per lo studio del transito colico.