La chirurgia colorettale è una branca specialistica della chirurgia generale che tratta tutte le patologie dell’ultima parte dell’intestino. Comprende la chirurgia anorettale, la chirurgia addominale e laparoscopica e la colonoscopia. Spazia in un campo vastissimo di interventi: da quelli solo apparentemente semplici a quelli notoriamente complessi, come ad esempio gli interventi di salvataggio degli sfinteri per i tumori del retto distale. A ciò va aggiunta una serie di interventi per la correzione di disturbi funzionali che richiedono una buona conoscenza da parte dell’operatore della fisiopatologia del pavimento pelvico e della defecazione. L’insuccesso chirurgico è dietro l’angolo e non solo per gli interventi più complessi. Il reintervento che spesso segue l’insuccesso è sempre difficile nella scelta decisionale, complesso nella tecnica e pesantemente coinvolgente dal punto di vista emotivo.
Questa sezione è dedicata ad alcuni, tra i più frequenti, interventi chirurgici di pertinenza colonproctologica. Sono fornite delle brevi notizie di tecnica chirurgica che aiutano a comprendere il tipo di intervento e la patologia per la quale viene eseguito. Sono stati preferite quelle tecniche di cui maggiormente si sente parlare e per le quali la richiesta di informazioni è maggiore. Di proposito, invece, sono stati omessi alcuni interventi chirurgici, ad esempio, le resezioni coliche la cui complessità non può essere spiegata in alcune righe.

Le resezioni coliche prevedono l’asportazione di tratti più o meno estesi del colon con ricostruzione della continuità intestinale mediante anastomosi che può essere confezionata manualmente o meccanicamente con l’utilizzo delle suturatrici meccaniche. Talvolta è necessario il confezionamento di enterostomie che possono essere definitive o temporanee. Le indicazioni all’intervento di resezione colica sono rappresentate, tra l’altro, dalle neoplasie maligne, dai polipi colici non asportabili endoscopicamente, dagli esiti della malattia diverticolare o delle malattie infiammatorie croniche.

La terapia chirurgica delle emorroidi, delle ragadi, delle fistole pilonidali, dei condilomi, delle fistole anali si pratica in tale regime di day surgery, ciò fa si che il paziente possa lasciare il reparto dopo poche ore dall’effettuazione dell’intervento.

Alcuni capitoli sono stati, infine, dedicati al trattamento chirurgico dell’incontinenza anale che è stato oggetto di innovazioni importanti nel corso degli anni recenti. L’obiettivo della chirurgia è di ridare al paziente una funzione anorettale compatibile con una vita confortevole. Recenti studi epidemiologici hanno mostrato come la prevalenza dell’incontinenza anale sia elevata e come si tratti di un reale problema di sanità pubblica. La chirurgia è l’unico trattamento possibile dedicato alle forme gravi di incontinenza anale che non abbiano risposto in modo significativo ai trattamenti medici. Il suo successo si basa sulla selezione rigorosa dei pazienti da operare, selezione basata sulla valutazione dei meccanismi e delle cause dell’incontinenza anale e sulla scelta di una tecnica chirurgica appropriata. Sul piano chirurgico, se gli interventi «classici» restano ancora attuali (le riparazioni sfinteri ali, per esempio, ma anche lo stomie di derivazione), altri ne sono stati messi a punto e possono risolvere condizioni che sino a ieri non avevano alcuna soluzione chirurgica (sfintere artificiale, neuromodulazione). Per queste tecniche chirurgiche sono stati illustrati dettagli di tecnica, le indicazioni e le controindicazioni. E’ importante sottolineare che il successo terapeutico si basa su una accurata selezione dei pazienti.

Il lettore può richiedere al Comitato Scientifico, tramite l’apposito form della sezione L’ Esperto risponde, ulteriori e più approfondite informazioni sia sulle tecniche chirurgiche illustrate sia per quelle che non sono state trattate.