Nel 1995 il prof.  Morinaga, chirurgo giapponese, proponeva una nuova tecnica, mini-invasiva, per il trattamento della malattia emorroidaria. Partendo dal presupposto fisiopatologico che la malattia emorroidaria è secondaria ad un iperafflusso arterioso nei rami terminali delle arterie emorroidarie superiori, mise a punto un nuovo device dotato di una sonda doppler che permetteva di individuare i rami arteriosi terminali delle arterie emorroidarie superiori che venivano legati in maniera selettiva. L’obliterazione dei rami arteriosi era confermata dalla scomparsa del segnale Doppler a valle del nodo.  La metodica, successivamente perfezionata, prevede l’effettuazione di 6 legature ad ore 1-3-5-7-9-11, nella circonferenza anale, dove, statisticamente, è noto il passaggio dei fasci vascolari principali. La riduzione dell’afflusso di sangue ai cuscinetti emorroidari, sosteneva il Prof. Morinaga, determinava la progressiva decongestione dei gavoccioli emorroidari e la scomparsa della sintomatologia tipica della malattia emorroidaria. La sua esperienza si basava su un gruppo di 116 pazienti che presentavano i segni ed i sintomi tipici della malattia emorroidaria ed i risultati riportati confermavano l’efficacia del metodo. Nella tabella allegata i risultati, riportati dal Prof. Morinaga, ad un mese dall’intervento.

Nessuna complicanza maggiore veniva descritta. I risultati evidenziavano nel 96% dei pazienti che lamentavano, nel pre-operatorio, la presenza di sanguinamento anale, la completa risoluzione della sintomatologia.

Il metodo venne definito “HAL-Doppler” (legatura doppler-guidata delle arterie emorroidarie).

La metodica così come descritta era scevra da complicanze severe, caratterizzata da scarsissimo dolore post-operatorio ed efficace nella risoluzione della sintomatologia emorroidaria.

Nel corso degli anni l’Industria Elettromedicale ha messo a punto strumenti più sofisticati. Sono state proposte numerose varianti alla tecnica originale, tra queste alcune permettono non solo di legare i rami terminali delle arterie emorroidarie superiori ma di correggere anche il prolasso muco-emorroidario ad esso associato responsabile, secondo la teoria di Antonio Longo, della comparsa dei sintomi della malattia emorroidaria. Particolarmente interessanti sono quei devices che permettono, contestualmente, di effettuare oltre la legatura doppler guidata anche la “pessia” (la mucosa rettale viene “accartocciata a fisarmonica”) per cui si determina la riduzione del prolasso mucoso del retto che contribuisce alla risoluzione della sintomatologia.

 

L’intervento viene effettuato in regime di day-surgery, con dimissione la sera stessa, in anestesia loco-regionale e si caratterizza per una rapida ripresa dell’attività lavorativa.

 

Attualmente la dearterializzazione emorroidaria doppler guidata con o senza mucopessia è indicata secondo la National Guideline Clearinghouse™ (NGC) per il trattamento del prolasso muco-emorroidario di II^ e III^ grado, sintomatico. Si segnala, tuttavia, che in Letteratura sono comparsi dei Lavori Scientifici che indicano la metodica, come efficace, anche nel trattamento del prolasso muco-emorroidario di III-IV^ grado.