La storia della patologia colo-retto-anale segue un percorso decisamente singolare. Infatti, nel corso delle diverse epoche, la causa e il meccanismo patogenetico delle diverse affezioni hanno dato luogo ad interpretazioni molto varie dovute, alla mancanza della conoscenza dell’anatomia e dei meccanismi fisiopatologici.

Le patologie coloproctologiche erano già conosciutissime nell’antichità. Nel codice di Hammurabi (2200 a.C.) compare un primo riferimento a coloro che guariscono le malattie dell’ano.

Nell’antico Egitto il Faraone Senusret aveva un medico che era definito ” il custode dell’ano reale”. Presso gli Aztechi, la divinità della musica puniva gli uomini e donne affetti da malattie veneree e da emorroidi. Ippocrate (460-377 a.C.) dedica un breve trattato alla malattia emorroidaria. Per Ippocrate esisteva addirittura una stagione propizia alla formazione delle emorroidi e consigliava semicupi caldi. Il Medico greco ha contribuito notevolmente allo sviluppo della scienza colonproctologica. Nell’antica Roma ritroviamo solo Celso che si occupa di malattie dell’ano e in particolare di emorroidi. Anche Celso fa riferimento all’effetto favorevole del riposo e dei semicupi caldi nella terapia della malattia emorroidaria. Tra l’ VIII e IX secolo d.C. fiorisce la cultura musulmana, che influenzerà la Società Occidentale. Nasce una vera e propria scuola medica nel cui ambito personalità di spicco studiano le malattie dell’intestino. Albucasis ( 903-1013) introduce il filo di seta per trattamento delle fistole anali. “Introdurre, attraverso il foro della fistola, un ago di piombo, nella cui cruna siano infilati tre o quattro fili di seta che vengono fatti passare attraverso l’ano. Nel tardo Medioevo la Scuola Salernitana descrive la diagnosi differenziale tra cancro e fistola e da grande impulso allo sviluppo delle conoscenze delle malattie dell’ano. Durante il Rinascimento si ha un rinnovato interesse per la chirurgia colo-rettale, soprattutto perché lo sviluppo degli studi anatomici consente di perfezionare le indispensabili conoscenze chirurgiche. L’Ottocento è il secolo in cui la proctologia diventa finalmente una scienza. Le affezioni ano-rettali sono studiate soprattutto dalla Scuola Inglese, che ha disposizione per l’osservazione il Saint Mark Hospital, fondato nel 1835 da Frederick Salmon con il preciso intento di lenire le sofferenze di coloro che erano affetti da fistole e da altre infermità del retto. Qui nascerà una scuola con una tradizione irripetibile, che annovera intorno al nome del suo decano, William Allingham, quello di proseliti del calibro di Goodsall e Miles, Gabriel e Dukes, i primi a prospettare la resezione addomino-perineale in un tempo solo ed a codificare la stadiazione del cancro del retto.

Ed oggi?

Le patologie colon-proctologiche interessano più persone di quanto sia possibile immaginare. Esse costituiscono una considerevole fonte di sofferenza cui ora è possibile porre rimedio con una diagnosi corretta e un appropriato piano terapeutico. Mentre una diagnosi sbagliata e soprattutto un provvedimento terapeutico inappropriato possono condurre a un vero e proprio disastro. In questa sezione sono state prese in considerazioni le affezioni di più frequente riscontro nella pratica clinica quotidiana. Si è cercato di fornire informazioni, semplici e ci auguriamo chiare, circa l’etiopatogenesi, la diagnosi e gli eventuali trattamenti terapeutici disponibili. Va da sé che le informazioni contenute non possono e non debbono sostituirsi allo Specialista; l’intenzione degli Autori è quella di permettere a coloro che leggeranno queste pagine di far prendere coscienza del proprio problema. Infatti l’ostacolo è rappresentato dalla vergogna di esporre i propri sintomi e dalle difficoltà nel farsi visitare. E’ necessario, invece, che la patologia colonproctologica sia diagnosticata e trattata quanto prima per le enormi potenziali terapeutiche oggi a disposizione. Abbiamo tralasciato di trattare, in questa sezione, i disturbi della defecazione: la stipsi cronica e l’incontinenza in quanto abbiamo preferito creare una sezione: “Focus on” dedicata esclusivamente alla etiopatogenesi, clinica, diagnosi e trattamento dei disturbi della continenza che sono molto più frequenti di quanto si possa pensare. Molti pazienti sono talmente imbarazzati da non parlarne neanche al medico di famiglia e ciò per timore di essere male interpretati o di ricevere come risposta che non esiste alcuna soluzione. Come conseguenza non sono, a tutt’oggi, disponibili accurati dati epidemiologici sull’incidenza e la prevalenza dei disturbi della continenza. Attualmente sono disponibili trattamenti in grado di offrire sostanziali miglioramenti: molti pazienti rispondono alla terapia conservativa. Alcuni pazienti migliorano con esercizi a carico del pavimento pelvico: biofeedback ed elettrostimolazione. Per coloro, invece, che presentano la persistenza della propria sintomatologia, alcuni interventi chirurgici possono ottenere delle risposte soddisfacenti.

Ciò premesso e ritenendo che la conoscenza delle cause, della sintomatologia e delle possibilità terapeutiche possa contribuire a spingere i pazienti ad approfondire, mediante visita specialistica, i propri sintomi, al fine di giungere uno corretto approccio terapeutico, si è deciso di effettuare una estesa disamina di questi problemi.