Il cancro del colon-retto occupa, per incidenza, il secondo posto tra i tumori maligni nell’uomo ed il terzo nella donna. E’ più frequente nei Paesi del Nord America. In Italia si osservano, annualmente, circa 40 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Il rischio di avere una diagnosi di tumore del colon-retto nel corso della vita (fra 0 e 74 anni) è di 50,9‰ fra i maschi (1 caso ogni 20 uomini) e di 31,3‰ fra le femmine (1 caso ogni 32 donne). L’età avanzata ne è più colpita, con un massimo di frequenza nella VI-VII decade. Le sedi più spesso coinvolte sono il sigma e il retto.

La prevenzione e i fattori di rischio hanno quindi un’importanza rilevante per una strategia mirata in grado di individuare ad uno stadio precoce la malattia (i polipi adenomatosi) quando cioè diventa possibile con una semplice endoscopia asportare i polipi stessi permettendo così l’eradicazione totale della patologia. I metodi di screening attualmente disponibili sono in grado di diagnosticare una percentuale rilevante di carcinomi suscettibili di guarigione. Individuare i polipi neoplastici, che sono le formazioni classiche che possono degenerare entro circa dieci anni, è il primo passo per una prognosi favorevole

La sua etiologia è sconosciuta; studi epidemiologici suggeriscono però che nella sua genesi possono avere un certo significato:

a) Stile di vita

Diversi studi epidemiologici e sperimentali hanno dimostrato che esistono fattori ambientali (in particolare relativi allo stile di vita ed all’alimentazione) che si associano ad un aumentato rischio di cancro del colon-retto. Tra i fattori dietetici, i più documentati sono: l’eccessiva assunzione di grassi animali, di carni rosse e una dieta ipercalorica con zuccheri e carboidrati raffinati. Anche il sovrappeso si associa ad un aumento del rischio, mentre l’attività fisica svolge un ruolo protettivo indipendentemente dal peso corporeo.Un’alimentazione ricca di vegetali, fibre e cereali sembra al contrario associarsi ad un minore rischio di cancro colo-rettale.

b) Fattori ereditari

Indipendentemente dai fattori ambientali è possibile ereditare il rischio di ammalarsi di cancro del colon-retto se nella famiglia di origine si sono manifestate alcune malattie che predispongono alla formazione di polipi e tumori dell’intestino.

c) Età

Fra i fattori non ereditari si ritiene importante l’età: l’incidenza è infatti dieci volte superiore tra le persone di 60-64 anni rispetto a quelle di 40-44 anni.

d) Malattie dell’intestino

Alcune malattie croniche infiammatorie intestinali (come la rettocolite ulcerosa e il Morbo di Crohn) rendono necessari controlli periodici, in quanto costituiscono a loro volta un fattore di aumentato rischio per cancro del colon-retto.

Il cancro del colon retto può assumere diversi aspetti macroscopici, si distinguono essenzialmente le forme: Vegetante: si presenta come una neoformazione che protrude nel canale anale;Ulcerata, Infiltrante: si caratterizza per un diffuso ispessimento della parete intestinale, Stenosante.

La classificazione WHO distingue i seguenti istotipi:

  • adenocarcinoma,
  • adenocarcinoma mucoide (o mucinoso),
  • carcinoma a cellule con castone
  • carcinoma midollare,
  • carcinoma indifferenziato,
  • carcinoma a piccole cellule,
  • carcinoma adenosquamoso
  • carcinoma squamoso

Gli adenocarcinomi costituiscono oltre l’85% dei casi, gli adenocarcinomi mucoidi il 10% e gli altri istotipi nel complesso meno del 5%. I carcinomi squamosi ed adenosquamosi sono molto rari.

Stadiazione

Si ‘utilizza il sistema di classificazione UICC-TNM.

pT – Tumore primitivo
pTis
Carcinoma in situ: intraepiteliale o con invasione della tonaca propria della mucosa*
pT1 Tumore che infiltra la sottomucosa
pT2 Tumore che infiltra la tonaca muscolare
pT3 Tumore che infiltra a tutto spessore la tonaca muscolare con invasione della sottosierosa o dei tessuti pericolici o perirettali non rivestiti da sierosa
pT4 Tumore che infiltra direttamente altri organi o strutture e/o il peritoneo viscerale

pN – Linfonodi regionali
pN0 Linfonodi regionali liberi da metastasi
pN1 Metastasi in 1-3 linfonodi regionali
pN2 Metastasi in 4 o più linfonodi regionali

I sintomi e i segni clinici dei tumori del grosso intestino variano in rapporto alla sede che occupano. In linea di massima è opportuno considerare separatamente i tumori del colon destro, quelli del colon sinistro e quelli del retto. Le lesioni che si sviluppano nel colon destro sono tipicamente vegetanti, spesso di grosse dimensioni e talora ulcerate e facilmente sanguinanti. I segni clinici sono spesso vaghi ed aspecifici anche se molto spesso è presente un’ anemizzazione cronica secondaria allo stillicidio ematico e un dolore di tipo gravativo ai quadranti addominali destri. Il quadro clinico dei tumori del colon sinistro è caratterizzato da modificazioni dell’alvo e dalla presenza di sangue nelle feci. A seconda dell’aspetto macroscopico si può determinare, allorchè il tumore ostruisca il lume intestinale, un quadro di occlusione intestinale o nel caso di neoplasia infiltrante un quadro di perforazione colica. Gli accertamenti diagnostici devono essere guidati dall’interpretazione dei segni e dei sintomi emergenti durante un’accurata visita clinica che comprenda anche l’esecuzione di un’esplorazione rettale digitale.

Esami di maggiore utilità nella diagnosi

  • Rettosigmoidoscopia.. Poiché il 70% dei carcinomi sporadici del grosso intestino sono localizzati nel colon sinistro, l’esame presenta una discreta sensibilità.
  • Colonscopia. Nei tumori del grosso intestino, la colonscopia è l’esame con maggiore accuratezza diagnostica (sensibilità e specificità superiori al 95%). In presenza di polipi, oltre alla diagnosi, è possibile il trattamento delle lesioni.
  • Colonscopia virtuale. La colonscopia virtuale può essere eseguita in alternativa alla colonscopia tradizionale, se quest’ultima viene rifiutata dal paziente o se per particolari condizioni anatomiche non è possibile completare l’esame.

Esami utili nella stadiazione clinica pre-trattamento

  • Ecografia epatica. Essendo il fegato il principale organo “bersaglio” delle metastasi a distanza rilevate in circa il 15-20% dei pazienti al momento della prima osservazione, l’ecografia epatica è esame indispensabile nella stadiazione clinica pre-trattamento.
  • TC addomino-pelvica. Nei tumori del grosso intestino non ha valore di accertamento diagnostico di 1° livello, mentre è talora utile per una stadiazione clinica pre-trattamento relativa all’estensione locoregionale (parametro T e N) e alla presenza di metastasi a distanza (parametro M)
  • Rx Torace. È un esame indispensabile nella stadiazione clinica e nella valutazione anestesiologica. In casi selezionati, la radiografia convenzionale può essere integrata dalla TC del torace.

L’approccio terapeutico è, in prima istanza chirurgico. Il tipo di intervento varia a seconda dell’estensione della malattia. Infatti, in casi di malattia avanzata, si può rendere necessario un intervento di tipo palliativo anzichè curativo. L’intervento chirurgico può essere seguito da un trattamento chemio-radio-terapico a seconda dell’istotipo e dell’estensione della malattia.

La sovravvivenza globale, condizionata dall’estensione della malattia, dopo un intervento chirurgico con intento curativo oscilla tra il 95% e il 55% a cinque anni.